Pubblicata sul Quotidiano "La Sicilia" del 06 Dicembre, 2002
(Inserto "Catania" - pag. 1)
L'INIZIATIVA. Incontri settimanali all'Arci per evitare la ghettizzazione anche in famiglia.
Il loro è forse un tentativo o, meglio ancora, una necessità: ricucire il rapporto con i genitori bruscamente interrotto un bel giorno in cui, in famiglia, si sono dichiarati omosessuali. Un invito al dialogo <<perduto>> che parte da una stanza dell'Arci (gentilmente e gratuitamente avuta in concessione, soldi infatti non ne abbiamo: dicono) in un palazzo antico nel cuore di una Catania che non mostra veri spiragli nei confronti di gay e lesbiche. E così i cinque giovani promotori dell'iniziativa del tipo "vediamoci ogni mercoledì con genitori e psicologi per aiutarci reciprocamente" quasi si sorprendono dell'arrivo del cronista, <<Abbiamo cominciato da poco più di un mese e avevamo mandato il comunicato al giornale ritenendolo un dovere. Grazie per essere venuti>>.
Per ora sono soltanto cinque -tra cui una donna e tutti tra i 30 e i 40 anni- ma parla prevalentemente Francesco Pappalardo, agente immobiliare da poco, già sceso in piazza per rivendicare i diritti dei gay e anche autore di una lettera aperta al Papa: <<Perché -dice senza mezzi termini- la Chiesa che dovrebbe sostenere tutti, a noi ha sempre sbattuto la porta in faccia influenzando moltissimo l'opinione pubblica, genitori in testa. In Inghilterra, Francia, Germania, nella stessa Spagna ci sono state e continuano a esserci continue aperture e anche al Nord Italia gli omosessuali vivono la loro vita senza nascondersi o scontrarsi peggio ancora con i genitori che, nella maggior parte dei casi, si ribellano al loro stato con il silenzio, con l'indifferenza, con sguardi di commiserazione che ci fanno sentire troppo male>>.
- Ma lei quando ha scoperto di essere omosessuale?
<<Da bambino, con le prime pulsioni, e non mi sono mai vergognato. Quando però solo qualche anno fa e su consiglio dello psicologo ho tentato di dirlo ai miei è stata la fine e con loro, pur vivendo sotto lo stesso tetto, non più dialogo. Non parliamo mai: mia madre, fra l'altro, pensa che un giorno riuscirò a sposare una donna e invece questo so bene che non accadrà mai perché io così vivo benissimo, passeggio con il mio compagno mano nella mano in via Etnea perché amare un'altra persona non è vergogna. L'amore è la cosa più bella del mondo>>. Interviene la donna del gruppo che preferisce l'anonimato per <<non compromettere -confessa- i rapporti già tesi con i genitori>>. <<Vivo con loro -dice- solo perché non ho ancora molti soldi per farmi una casa. Mio padre ha 75 anni, non lo accetta e non riusciamo più a guardarci in faccia È tremendo, lo so>>.
Storie ormai comuni, disagi e vuoti incolmabili, la speranza di un cambiamento: <<Io conosco il genitore di un amico gay come me -dice Pappalardo- che sarebbe disposto il mercoledì a venire qui a parlare con noi e incontrarsi con gli altri genitori, ma prima vuole essere certo che ne vengano altri. Leggendo questo articolo forse papà e mamme ci comprenderanno, nella speranza che anche qualche psicologo che crede nel volontariato ci assista. Sarebbe già un successo parlare. Al Nord le coppie gay fanno il mutuo insieme per acquistare la casa, qui invece siamo la vergogna della famiglia. Siamo tanti, ma ci nascondiamo, viviamo "furtivamente" i nostri rapporti, ma io non mi rassegno: parlando tutti insieme forse chissà… L'unione fa la forza>>.
di Giovanni Tomasello
"LaSicilia" - 06 Dicembre 2002